Certosa di San Martino, Napoli

La Certosa di San Martino fu fondata nel 1325 da Carlo, duca di Calabria, figlio di Roberto d’Angiò. Edificata a partire dal 1325 sotto la direzione degli architetti Tino di Camaino, Francesco di Vito e Attanasio Primario, nel 1368 la chiesa fu solennemente consacrata a Maria Vergine, a San Martino e a tutti i Santi dal cardinale Guglielmo d’Agrifoglio. Nel 1591 il fiorentino Giovanni Antonio Dosio ebbe l’incarico di ampliare la Certosa, passando dal severo stile gotico all’attuale veste barocca. Alla sua morte, nel 1609, i lavori furono proseguiti da Giovanni Giacomo Conforto, cui si deve la monumentale cisterna del chiostro.

Nel 1623 cominciò a lavorarvi l’architetto bergamasco Cosimo Fanzago, che contribuì a rendere la Certosa uno dei più significativi esempi del barocco napoletano del ‘600. Il sequestro delle oreficerie e delle argenterie ordinato da Ferdinando IV nel 1797 e la successiva confisca, nel 1806, della Quadreria, effettuata dalle autorità francesi, preannunciarono la fine del periodo aureo della Certosa e della comunità monastica. Dopo l’Unità d’Italia, con la soppressione dell’ordine monastico, la Certosa passò al Demanio dello Stato. Nel 1866 l’archeologo e numismatico Giuseppe Fiorelli chiese che la Certosa fosse dichiarata monumento nazionale e destinata a Museo di Patrie Memorie e di arte applicata alla tecnica, con particolare riguardo alle arti minori. Nel 1871 il Museo si arricchì della Collezione Bonghi che andò a costituire il “Gabinetto di arti e manifatture preziose”. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, con le nuove acquisizioni e l’aumento di donazioni, il Museo si presentava come una raccolta dei più svariati manufatti, senza però un programma museografico unitario. Nel 1910 l’archeologo Vittorio Spinazzola, nuovo direttore del Museo, distribuì le collezioni in sei grandi sezioni: Marmi, Pinacoteca, Curiosità d’arte plastica, Raccolta della Certosa, Arti applicate alle industrie, Raccolta storica. A partire dal 1939 il soprintendente Bruno Molajoli avviò un’ulteriore classificazione del materiale, proseguita poi da Gino Doria, famoso giornalista, scrittore e storico, che diresse il Museo dal 1945 al 1965. Si decise di esporre gli oggetti di grande valore artistico e storico, mentre il restante fu catalogato ma archiviato, a disposizione degli studiosi. Le lesioni strutturali della Certosa, aggravate dal terremoto del 1980, resero necessaria la chiusura di gran parte delle sezioni espositive. Nel 1986, grazie all’opera del nuovo direttore, il professore Teodoro Fittipaldi, furono riaperte alcune sale del “Quarto del Priore”, l’appartamento della guida spirituale della comunità certosina. Dal 1995 al 2001 il Museo di San Martino è stato oggetto di un complesso intervento di restauro e riordino, concluso con la riapertura di nuove sezioni del “Quarto del Priore”, della sezioni “Immagini e memorie della città” e di altre 18 sezioni.

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