56° Esposizione Internazionale di Arte della Biennale di Venezia, 9 maggio -22 novembre 2015
La 56° Esposizione Internazionale di Arte della Biennale di Venezia celebra il 120° anno dalla prima Esposizione di Arte del 1895. Questa edizione, curata da Okwui Enwezor, critico d’arte nato a Calabar in Nigeria nel 1963, dal 2011 direttore della “Haus der Kunst” di Monaco di Baviera, ha come titolo ALL THE WORLD’S FUTURE e vede 136 artisti partecipanti, 89 dei quali presenti per la prima volta e 53 di questi provenienti dalle così dette aree geografiche periferiche. Con il titolo scelto, il cui significato è “TUTTI I FUTURI DEL MONDO” si vuole rappresentare e descrivere l’attuale stato delle cose e la loro apparenza, l’impegno socio-politico e il filo conduttore. Non è un tema generale ma è formato da uno strato di filtri sovrapposti che si immergono nella realtà globale contemporanea, una realtà che cambia forma continuamente ed è in continuo movimento.
All’ingresso dell’Arsenale di questa Biennale 2015, senza alcun dubbio la più politica, troviamo le colorate scritte al neon del artista statunitense Bruce Nauman, nato nel 1941 (vive e lavora in New Mexico). Tra le installazioni di Nauman vi è quella del 1972 intitolata Eat Death. Continuando lungo il percorso espositivo troviamo in mostra alcuni elementi della serie Paperwork and the Will of Capital di Taryn Simon, moglie di Jake Paltrow e cognata di Gwyneth. La Simon, con l’aiuto di un botanico, ha selezionato e catalogato 4000 varietà di piante comprate presso il più grande mercato del mondo, quello olandese di Aalsmeer. Le ha fatte arrivare nel suo studio di New York e poi, seccando sotto pressa petali, boccioli e foglie, ha realizzato un complesso lavoro degno di un enciclopedista settecentesco, dove i simulacri dei fiori sono accostati ai testi degli eventi storici di cui i fiori sono stati silenti spettatori. Interessante la performance Indoor Flights dell’artista argentino Ernesto Ballesteros. L’artista riesce a rendere visibile il peso, la materialità e la densità. Bellissime le opere di Kay Hassan, nato in Sudafrica ad Alexandra (vive e lavora a Johannesburg). L’artista realizza, con un processo creativo, assemblaggi astratti di carta dai bordi irregolari e grezzi, collage di carta recuperata per strada, ritratti di gente comune, capaci di rendere una certa tridimensionalità su una superficie bidimensionale. Spettacolare l’installazione del 2014 The Portrait of Sakip Sabaci di Kutlung Ataman, artista nata a Istanbul nel 1961 (vive a Londra). 10000 pannelli a cristalli liquidi compongono l’opera omaggio al magnate e filantropo turco Sakip Sabaci morto nel 2004. Ciascun pannello contiene una fototessera di una persona che ha conosciuto Sabaci o che si è visto cambiare la vita grazie a lui, alle sue buone azioni. L’installazione è sospesa al soffitto come un’onda e crea un movimento di immagini divenendo così un ritratto collettivo di un uomo nella sua grandezza. Nella zona verde che costeggia il canale dell’Arsenale, lì dove venivano posizionate le navi pronte per il mare, troviamo una straordinaria opera dell’artista cinese Xu Bing, nato nel 1955 (vive tra Pechino e New York). E’ considerato una delle più importanti personalità dell’avanguardia cinese e la grandiosità dell’opera intitolata The story of the Phoenix (2008-2015) riporta a una delle figure mitologiche più note, la Fenice. La titanica installazione è costituita da una coppia di uccelli mitici, realizzati con i detriti edilizi dei grattacieli, il maschio Feng e la femmina Huang, sospesi in aria. Da qui passiamo nel vicinissimo PADIGLIONE ITALIA dedicato all’arte in Italia e troviamo opere di importanti artisti autoctoni: Nicola Samorì, Paolo Gioli, Nino Longobardi, Claudio Parmiggiani, Jannis Kounellis (artista greco ormai trapiantato a Roma) e Mimmo Paladino. L’installazione di quest’ultimo noto artista di Paduli (di cui possiamo trovare un analogo esempio al Museo Madre di Napoli) presenta elementi grafici, naturalistici e ancestrali, con forme bidimensionale e volumetriche aggettanti lungo le pareti e con al centro una figura umana. Questa presenza statuaria tra le pareti graffite è avvolta e sorregge elementi numerici, geometrici e naturalistici, mentre un monitor fa scorrere sequenze di fotogrammi in bianco e nero che mescolano riferimenti letterari e storico-artistici. Come ospite internazionale del PADIGLIONE ITALIA ha partecipato William Kentridge, artista nato a Johannesburg nel 1955, presentando i disegni del mastodontico progetto site-specific realizzato per le rive del Tevere, tra Ponte Sisto e San Pietro. L’opera si intitola Triumphs and Laments, un lavoro di dimensioni titaniche che nasce da un workshop con il compositore Philip Miller. Le oltre 80 figure, alte 10 metri e sviluppate lungo 550 metri, raccontano sconfitte e trionfi di Roma, dall’antichità fino ad oggi. Silhouette realizzate con la rimozione selettiva della patina biologica accumulatasi nel corso degli anni sulle mura perimetrali di pietra, lungo il tratto fluviale. Struggenti le bozze dei disegni che ritraggono il corpo senza vita di Pier Paolo Pasolini assassinato il 2 Novembre del 1975 a Roma. Il grandioso progetto site-specific di Kentridge sarà inaugurato nel 2016. Tra le celebri opere pubbliche da lui già realizzate vi è quella per la pluripremiata stazione Toledo della Linea 1 della metropolitana di Napoli. All’ingresso della stazione partenopea, nella zona che precede i tornelli, lungo le pareti perimetrali interne vi è un’estesa fascia che narra la storia di Napoli dalle origini, in quella che è definita la più bella metropolitana d’Europa. Proseguiamo il nostro tour ai Giardini della Biennale e all’ingresso del Padiglione centrale siamo accolti dall’opera di Fabio Mauri, artista nato a Roma nel 1926 e scomparso nel 2009. Il Muro Occidentale o del Pianto, opera realizzata nel 1993, è una parete alta circa quattro metri realizzata con valigie e simboleggia il terribile viaggio verso Auschwitz. Splendidi i delicati dipinti, ispirati a fonti letterarie, dell’artista americana Ellen Gallagher e il meraviglioso dipinto Earth’s Creation del 1994 realizzato dall’artista australiana Emily Kame Kngwarreye, nata ad Utopia nel 1910 e morta ad Alice Springs nel 1996, una figura importante per l’arte e i rituali femminili del popolo aborigeno australiano. Tra i Padiglioni Internazionali quello Britannico è sicuramente il più singolare. All’ingresso ci accoglie l’istallazione I scream Daddio della londinese Sarah Lucas, chiamata a rappresentare il Regno Unito a questa Biennale 2015. In linea con lo spirito dell’artista le opere presentate sono provocatorie e mettono in discussione le certezze sul genere e la dimensione domestica. A nostro avviso il migliore tra i Padiglioni internazionale della kermesse è quello Giapponese con l’opera di Chiharu Shiota. L’installazione The Key in The Hand dell’artista giapponese ci proietta in una dimensione nuova, dominata dal rosso, in una sorta di mondo parallelo, ci immerge in un’atmosfera fiabesca. La miriade di chiavi appese e collegate le une alle altre per mezzo di fili rossi, creano un fiabesco salice piangente cha avvolge due barche di legno. Contemporaneamente viene proiettato un video con immagini di bambini che parlano dei loro ricordi prima e dopo la nascita e vi è la foto di una bambina che tiene in mano una chiave, che unita alle altre simboleggia il collegamento dei ricordi di diverse persone nel tempo.